Giulio Berruti | Giulio Berruti Official©

martedì 21 giugno 2016

«Io e il mio corpo»: Giulio Berruti© - intervista su iodonna.it

«Io e il mio corpo»: Giulio Berruti©
💢 Inizia con ‪#‎GiulioBerruti‬ lo speciale che "Io donna" dedica ai protagonisti del palcoscenico, del cinema, della televisione. E al loro rapporto con il più importante tra gli strumenti di lavoro
Giulio Berruti è attore per cinema e tv, ha 31 anni. Ha lavorato in Melissa P (2005), 10 regole per fare innamorare (2012), Tutte le vogliono (2015), nel 2016 ha sostituito Marco Bocci a Squadra Antimafia dove interpreta il ruolo del nuovo vice-questore.
«Da che ne ho memoria il rapporto con il mio corpo è sempre stato positivo» racconta Berruti. «Amo praticare sport e il mio fisico risponde bene alle sollecitazioni, sento che lo controllo, ma soprattutto sento che sono dove devo essere. Scientificamente si definisce “propriocezione” (nota anche come cinestesia, è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei muscoli anche senza il supporto della vista, ndr). Capisco in maniera istintiva qual è lo spazio di questa macchina che governo e quali sono i miei confini. Quando ho cominciato a fare arti marziali però c’è stato un vero e proprio salto, una crescita di consapevolezza. Ho capito chiaramente che il corpo reagiva agli stati emotivi e manifestava con tensioni e contratture la propria contrarietà. Il corpo ci parla. Noi occidentali tendiamo a dividere drasticamente corpo e anima, ma siamo una cosa sola. Le arti marziali mi hanno permesso di lavorare puntualmente su questi blocchi: facendo stretching, liberando il diaframma. E questo mi ha aiutato moltissimo, mi ha fatto crescere. Quasi tutte le scuole di derivazione russa e americana, Strasberg, Stanislavski partono dal rilassamento, solo il 10 per cento è tecnica. Ognuno poi deve trovare il metodo che più gli si addice. Ora sto sperimentando il tai chi, un’arte marziale che altro non è se non meditazione attiva del corpo, una pratica che ti permette di scoprire sempre cose nuove su di te: basta stimolarlo e il corpo si modifica. Una delle cose più belle del mio mestiere è applicare tutto questo allo studio sui personaggi».
💢 Come il corpo è diventato uno strumento di lavoro?
Giulio  Il corpo è uno strumento forte, ma non per gli addominali scolpiti, piuttosto per la sua capacità di trovare uno spazio da abitare e di farlo ogni volta in modo diverso. Il lavoro più interessante per un attore è studiare i caratteri e il modo in cui entrano in relazione con lo spazio: un timido sarà più facilmente curvo e con il viso rivolto verso il plesso solare, la zona dove si originano le emozioni, uno spavaldo avrà il petto aperto. Il corpo va letto come un manoscritto e, una volta interpretato, bisogna andare in cerca di modi per renderlo più duttile: ognuno trova la sua strada. Se si moltiplicano le scuole di yoga e meditazione è proprio perché lì si cerca di ricreare quel linguaggio che abbiamo perso. La mia vita da quando pratico arti marziali si è trasformata radicalmente, ma non solo in termini di benessere fisico, soprattutto è cresciuta in me la capacità di gestire stress, emozioni negative, sforzi. Un corpo più elastico produce maggiore elasticità della mente.
💢 Come è arrivata la decisione di essere attore?
Giulio  Ho cominciato a fare questo mestiere perché ero timido, per affrontare la mia inadeguatezza, ma in realtà avevo intrapreso tutt’altro percorso: studiavo per diventare dentista. Senza sapere veramente perché, in parallelo mi sono iscritto anche a un corso di recitazione. Ero un ragazzo atletico, ma quello che mancava era il rapporto tra le diverse parti in cui pensavo di essere diviso. Facendo il corso di recitazione ho capito che la mia timidezza era in qualche molto cementata da alcuni degli sport che praticavo: né la palestra né i pesi erano liberatori. Sono esercizi che al contrario irrigidiscono, amplificano la chiusura. Ora ho capito quei meccanismi: se ho un provino o una scena importante, comincio due, tre settimane prima a fare esercizi per rilassare, tanto stretching, respirazione. Così riesco a gestire meglio le mie emozioni, ad accogliere la mia insicurezza, invece di respingerla.
💢 Capita che il corpo sia nemico qualche volta?
Giulio  Come noi appariamo e quello che sentiamo dentro di noi non sempre coincidono. Spesso mente e corpo non vogliono collaborare. Anni fa ho avuto un trauma alla schiena perché non ho ascoltato quello che il corpo mi diceva e ho esagerato. Un errore che adesso non farei più.
💢 Lo sguardo degli altri gratifica o inibisce?
Giulio  Dipende da che tipo di sguardo è. Se chi mi guarda lo fa con curiosità, mi vuole conoscere, capire chi sono, allora mi fa piacere. Se chi lo fa mostra la volontà di indagare, cercare il difetto, il punto di rottura, lo trovo invadente. Credo che ci guardiamo troppo poco, tendiamo a concentrarci solo su alcuni aspetti di noi, per meccanismi educativi, culturali. Ti guardo per come ti vesti, per come appari, ma è raro che lo sguardo sia diretto negli occhi. La recitazione stabilisce un contatto, cerca una chimica con chi ti guarda: e se la reazione scatta è bellissimo.
Intervista completa su ‪#‎iodonna‬ cliccate qui 

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